Lo Spirito Santo è spesso concepito come femminile. Ruach, Spirito, Vento, è infatti un sostantivo femminile in ebraico. Ruach Elohim, lo Spirito divino, è il Soffio che aleggia sulle acque nella Genesi. Ruach è creativa, vivificante, la forza che anima la creazione ed è collegata a una dimensione materna di Dio. Gli antichi associavano lo Spirito Santo a Sofia (la Saggezza divina), una figura femminile che rappresenta l’aspetto amorevole, creativo e intuitivo della divinità. Sofia è l’Emanazione divina che cerca l’Unione con la Fonte Eterna e accompagna l’anima nel risveglio. È la Shekinah cabalistica, la Presenza femminile luminosa, l’Immanenza Divina, che dimora e resta nel mondo per guidare il ritorno del discepolo verso Dio. Nel Vangelo apocrifo degli Ebrei, lo Spirito Santo è chiamato esplicitamente “la mia madre” da Gesù. Anche nel Vangelo apocrifo di Tommaso e in testi trovati a Nag Hammadi, lo Spirito appare come sorgente materna, collegata alla compassione, alla rivelazione e all’intuizione. Nel Vangelo di Marco, Gesù afferma pressappoco: “Chi bestemmia contro lo Spirito Santo non ha perdono in eterno”. Bestemmiare lo Spirito significa rifiutare consapevolmente la verità interiore, negare il femminile sacro, negare la Luce divina anche quando la si riconosce. Se rinneghiamo lo Spirito Santo in quanto Sofia, la Sapienza, è come spegnere la scintilla divina in sé. Chi compie questo gesto spirituale blocca il cammino di ritorno alla Divinità. Vostro fratello nel servizio, Giovanni

